Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale: l'Europa investe sulle zone rurali

Baite, mulini e pievi


Baite, mulini e pievi

Baite per la lavorazione del latte, antichi mulini ad acqua ed imponenti pievi millenarie attirano oggi l’occhio del visitatore curioso, come segni tangibili della storia di questi luoghi.

Baito di Corbiolo (Località Corbiolo – Bosco Chiesanuova)

Il baito era una struttura attrezzata per la lavorazione del latte da parte degli abitanti della zona. Il termine deriva da “baita”, casa di montagna utilizzata come ricovero dei pastori. La costruzione, del 1889 a pianta rettangolare, è caratteristica dei baiti lessinici di contrada. Il Baito di Corbiolo, completamente ristrutturato e adibito a museo, espone l’antica attrezzatura per la lavorazione del latte e la produzione del formaggio.

È visitabile tutte le domeniche di luglio e agosto dalle 10.30 alle 12.30.

Baito della Colletta (Località Colletta – Bosco Chiesanuova)

Anche il Baito della Colletta è stato restaurato e conserva l’attrezzatura per la caseificazione del formaggio e la produzione del burro secondo i metodi antichi.

Mulino di Bellori (Località Bellori – Grezzana)

Un paziente lavoro di restauro ha restituito alla comunità un mulino ad acqua del XVI secolo, ora perfettamente funzionante e visitabile.

(Temporaneamente chiuso per ulteriori interventi di recupero).

Pieve di San Giorgio di Valpolicella (Sant’Ambrogio di Valpolicella)

Si tratta di un’antica pieve ubicata nel comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella, nella frazione di San Giorgio. La pieve fu costruita su un luogo probabilmente adibito al culto pagano e oggi rappresenta un esempio di architettura romanica tra i più interessanti della Provincia di Verona.

Fu parzialmente ricostruita nel Medioevo ed era sede di un capitolo di canonici che gestivano una scuola in cui si impartivano lezioni di grammatica latina per i giovani della zona.

La Pieve di San Giorgio è caratterizzata da una struttura architettonica interessante, con il chiostro adiacente e gli affreschi all’interno, oltre che dalla presenza di un antico ciborio che presenta scritte di epoca longobarda.

Pieve di San Martino (Negrar)

La Pieve di San Martino è nominata per la prima volta nel 1067, ma dell’antico edificio non si è conservato nulla. Il campanile in tufo risale invece alla chiesa romanica, costruita successivamente, come testimonia la carta lapidaria, una lunga incisione in lingua latina presente sul lato meridionale del campanile stesso, datata 1166. L’edificio fu ricostruito totalmente tra il 1807 e il 1809 e sono conservate all’interno alcune interessanti tele seicentesche e settecentesche.

Pieve di San Pietro (Arbizzano)

La chiesa, di origini antichissime, fu edificata su un primitivo tempio cristiano risalente al V secolo. Della chiesa romanica, datata XI secolo, rimane il meraviglioso portale con la famosa “doppia crocifissione”, ovvero una lastra di marmo bianco su cui è raffigurata a bassorilievo la crocifissione. L’attuale edificio risale al ‘600 e contiene un trittico e il fonte battesimale entrambi del ‘300 e una tela seicentesca attribuita a Pietro Negri. Le sculture settecentesche, conservate all’esterno e all’interno, sono di particolare rilevanza, e sono attribuite, rispettivamente, a Lorenzo Muttoni e al figlio Pietro.